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07/09/2010
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intervista a...

FALSTAFF
maggio '10
 
Discografia dell'artista
ARCANA - Cod. 337 | D'Anglebert
Pieces de Clavessin en Manuscrits
ARCANA - Cod. 357 | Cabezón
La tecla de l'alma


Intervista a: Paola Erdas
Gregorio Carraro, Jupiter Press (Giugno 2010)

Attorno al 'Divino Antonio' - di Gregorio Carraro
Nel cinquecentesimo anniversario della nascita di Antonio Cabezón, la clavicembalista Paola Erdas pubblica per Arcana un disco che ricorda la grandezza di uno dei più significativi compositori spagnoli del Siglo de Oro.

Cosa significa La Tecla de l’Alma?
Paola Erdas: È la Tastiera dell’Anima, che esprime tutti gli aspetti e le passioni del’animo umano. Il titolo vuole descrivere la musica di Cabezón  con la stessa vivacità di un quadro de El Greco, di una lirica di Lope de Vega, riconduce quindi la musica spagnola all’entourage culturale dell’epoca: vivissimo, passionale, colorato, d’avanguardia. In questo titolo c’è tutto quello che nella ‘solita’ idea di Cabezón  in realtà non si riscontra, ma che c’è nella mia idea della musica spagnola.

Cosa ci fa il soprano Lia Serafini in un disco per clavicembalo?
Erdas
: In un disco per clavicembalo solo, spesso non si ascoltano le fonti vocali (canzoni popolari, tenori gregoriani, brani di messe, etc.) da cui sono tratti i pezzi per tastiera (diferencias, tientos, etc.). In accordo con la casa discografica, la caldissima voce di Lia Serafini espone la fonte (le fonti) da cui Cabezón  trae l’ispirazione per i suoi pezzi. Così, un tiento sopra Ave Maris Stella è preceduto dall’intonazione del tema gregoriano. Anche uno dei brani più famosi dell’epoca (Guardame las vacas), è stato eseguito in questo modo. Credo sia un modo efficace per cogliere la bellezza della costruzione polifonica del brano.

Nelle sue registrazioni usa sempre strumenti originali. In questo CD?
Erdas
: Uso la copia di un cembalo fiammingo di Joannes Couchet realizzata dal costruttore svedese Andreas Kilström . Nell’assetto originale ci sono tre registri di otto piedi, con due ordini di corde. In un otto piedi la corda viene pizzicata da due saltarelli in due punti diversi. Risultato: non solo i suoni sono diversi (sempre alla stessa altezza ma con un diverso timbro), ma anche le combinazioni dei tre otto e degli altri due sono estremamente varie. È come usare tanti cembali insieme. Inoltre, il registro di liuto è di straordinaria bellezza.
Certo, è uno strumento successivo all’epoca della musica che eseguo, ma è dotato di un suono antico, di una varietà di timbri davvero arcaici.

Ha parlato dell’effetto del liuto, che a questo punto ‘suona’ come il filo conduttore che lega questo disco ai precedenti.
Erdas
: La musica per tastiera del ‘500 spagnolo era in realtà musica “para tecla, arpa y vihuela”. Qundi l’elemento dello strumento a pizzico inteso in senso generale (che sia tecla come clavicembalo, o arpa o vihuela) fa capire che il repertorio era comune. Non c’è differenza.

Perché usare uno strumento fiammingo?
Erdas
: Il legame tra la Spagna di Carlo V, alla cui corte lavorava Cabezón, e le Fiandre era strettissimo. Lui stesso nacque nelle Fiandre, Cabezón  vi si recò soggiornandovi per un lungo periodo, sicuramente si può pensare a una buona parte di cembali fiamminghi in Spagna. Ecco perchè uno strumento fiammingo e non spagnolo (per esempio), anche perchè non sono rimasti strumenti spagnoli dell’epoca. L’altra possibilità era un cembalo italiano, ma alla fine l’ipotesi di un cembalo fiammingo è stata la più vicina a quella corretta.

Va bene la storia materiale... ma la musica?
Erdas
: Prendiamo per esempio la pavana italiana di Cabezón , e la pavana ispanica (sullo stesso tema) di Sweelinck, che nel disco eseguo una di fila all’altra. Un tema definito da Cabezón  come ‘italiano’, nelle Fiandre è ricordato come un tema ‘spagnolo’ (proprio perché composto da uno spagnolo), diventando una “pavana ispanica”. E’ una prova della strettissima connessione tra la Spagna e le Fiandre, e dell’influenza che la musica spagnola ebbe in quella zona e non solo in Spagna. Grazie anche ai viaggi che egli fece al seguito di Filippo II, la sua musica ebbe in realtà una diffusione e un’influenza europea. Gli autori delle Fiandre non presero solamente dai virginalisti inglesi, ma anche da Cabezón , e gli stessi virginalisti, grazie al suo soggiorno in Inghilterra (durante il periodo del matrimonio tra Filippo II e Maria Tudor) furono fortemente influenzati dalla musica spagnola.

Nel disco ci sono altri compositori coevi. Cabezón  ‘e dintorni’?
Erdas
: Non credo si possa dire così. Ci sarebbe voluta forse più musica di altri autori. Quello che si può dire è che ho inserito, in un programma dedicato a Cabezón , alcune citazioni di autori contemporanei per definire meglio l’insieme del suo mondo affettivo.

Tornando al tema della malinconia, lei che ha a lungo lavorato sulla musica francese, anche nella Spagna di Cabezón  cogle questo aspetto particolarmente lontano da un cliché che talvolta presenta la musica iberica come immersa in una quasi doverosa ‘movida’…
Erdas
: La Spagna è tante cose insieme. Non è solamente allegria sfrenata, non è solamente tristezza sfrenata. Non è solo religione cupa, ma è anche religione carnale. Se noi leggiamo gli scritti di Santa Teresa d’Avila, vediamo un’enorme potenza religiosa spinta ai limiti della carnalità, come un affresco colorato, coloratissimo, come gli altari dell’epoca, in cui la Madonna è vestita con vestiti veri, è ornata di fiori, gioielli veri, e risplende di luce. Risplende in una maniera ultraterrena e al tempo stesso estremamente umana. Ed è questa idea che io vorrei dare anche della musica religiosa spagnola, che non ricorda solamente la Santa Inquisizione, ma è anche gioia, è colore, è la processione con tutte le persone che ridono e che piangono. Allo stesso modo, la musica di Cabezón  è estremamente viva. Una vena malinconica è pure evidente nella sua musica, ma è come se guardassimo un film di Pedro Almodovar, dove (ancora oggi) convivono l’elemento grottesco e drammatico, insieme a tanto colore. In questo senso c’è un’unitarietà nell’arte spagnola che è meravigliosa e che va riscoperta anche nella musica per tastiera.

Questo approccio potrebbe avere un risvolto interessante per le programmazioni delle stagioni e dei concerti…
Erdas
: Ai giorni nostri succede una cosa un po’ bizzarra: da un lato la musica antica spagnola viene riproposta in maniera estremamente popolare, divertente, improvvisativa, etc.; dall’altro c’è la musica per tastiera che stranamente rimane un universo completamente diverso, quasi parallelo. Ma questo, semplicemente, non è possibile. Anche la musica per tastiera può avere un altro impulso rispetto a come sinora si è concepita. Anche un clavicembalo può ottenere lo stesso slancio di una chitarra o di un liuto. Non esiste una dicotomia per cui il clavicembalo è lo strumento ‘serio’ e la vihuela  o la chitarra barocca sono gli strumenti ‘allegri’.

All’attività esecutiva affianca quella editoriale, che si inserisce nel progetto della bolognese Ut Orpheus nell’ambito, appunto, della musica per tastiera di Cabezón...
Erdas
: Sto pubblicando tutte le Obras de musica, ossia il libro che rappresenta la maggior parte delle opere per tastiera di Cabezón  (il libro che pubblicò suo figlio Hernando). L’unica altra fonte tastieristica spagnola dell’epoca è il Libro de Cifra Nueva para Tecla, Arpa y Vihuela di L. Venegas de Henestrosa, che contiene solo alcuni testi di Cabezón . Il lavoro di edizione aiuta ancora di più ad entrare in maniera totale nel mondo e nel linguaggio di Antonio de Cabezón . E vedere anche il suo tipo di scrittura ti fa capire, ti fa capire sempre di più.