Intervista a: Joaquín Achúcarro
Donatella Buratti, (Febbraio 2010)
Joaquín Achúcarro si racconta - di Donatella Buratti
Dal debutto del pianista spagnolo con la London Symphony ai recenti successi, sono trascorsi cinquant’anni. Una carriera celebrata dall’editore Opus Arte in un Dvd con la ripresa del Secondo concerto per pianoforte e orchestra di Brahms alla Jerwood Hall di Londra. Abbiamo incontrato Joaquín Achúcarro a Milano dove, all’Instituto Cervantes, ha presentato in anteprima il suo Dvd e, con garbo e molto sense of humor, ci ha raccontato questi straordinari, inebrianti primi cinquant’anni da ‘pianodipendente’.
Comè nato il progetto del Dvd?
Joaquín Achúcarro Il mio cinquantesimo anniversario del debutto con la London Symphony Orchestra coincideva con lottantesimo compleanno del suo amato direttore, Sir Colin Davis. Per questa circostanza ci voleva un grande concerto, così proposi il Secondo di Brahms. Opus Arte e la Fondazione BBVA [Banco de Bilbao Vizcaya Argentaria - ndr] hanno accolto la proposta, si sono messe daccordo e... voilà!
Cinquantanni di carriera... Mai un dubbio, un rimpianto?
Achúcarro Il mio rapporto con il pianoforte è passato dallantipatia (altri bambini giocavano mentre io dovevo studiare anche se era solo per mezzora...) allindifferenza; dalla curiositá allinteresse, allattrazione. Poi voglia, amore, passione e, a questo punto, dedizione. Mi sento pianodipendente. È uno strumento con una tale infinita serie di posibilità che non si finisce mai di sfruttare le sue sfumature sonore o pretendere il massimo dagli armonici, questi esseri capricciosi che il pedale libera, nel bene e nel male...
Quale aspetto trova più stimolante nel suo lavoro?
Achúcarro Nelle nostra professione non si finisce mai di relazionarsi con un capolavoro. Tante volte mi sono immaginato il pittore che decide di dare lultima pennellata, mette il quadro da parte e ne comincia un altro. Forse ogni volta che noi finiamo unesecuzione, dovremmo fare un atto di umiltà e pensare a ciò che vorremmo migliorare la prossima volta.
Qual è il suo rapporto con il pubblico?
Achúcarro A me piace suonare in pubblico. È professione e hobby. Lavventura del palcoscenico, con la missione di far sentire, a quelli che sono venuti per godere della musica, quanto è bello questo pezzo o questaltro, è una sfida. Anche la paura di essere in scena fa parte del nostro mestiere. Ma è proprio quella paura che ci permette di arrivare a uno stato di attenzione e di concentrazione elevato, ed è , in un certo senso, inebriante.
Un lavoro affascinante, emozionante. E sempre in giro per il mondo...
Achúcarro I viaggi sono parte del nostro mestiere di saltimbanchi. Appena si finisce un concerto, bisogna prendere un aereo, che ha la cattiva abitudine di partire alle sei del mattino
Ma non mi lamento. Trovo che sia una cosa normale. Pensi a Mozart in una carroza di cavalli, quando ci si impiegava, probabilmente, una settimana da Viena a Praga, su una strada spaventosa... Ha composto delle musiche sublimi!
La stagione scorsa ho visitato undici Paesi. Nella prossima viaggerò in Europa, Asia, in America del Nord e del Sud. E lavorerò a nuove registrazioni. Stiamo valutando la possibilità di pubblicare un nuovo Dvd...
Ma non si stanca mai?
Achúcarro Non mi stanco. Grazie agli aeri di oggi è possibile essere in due punti diversi del pianeta in poche ore. Con una compagnia aerea americana sto raggiungendo 4.000.000 di miglia...
Una cifra davvero impressionante... Cè un viaggio in particolare che ricorda?
Achúcarro La prima volta che venni in Italia. Il viaggio Bilbao-Siena durò 38 ore! ma scoprii lItalia e fu amore a prima vista. Un colpo di fulmine!