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07/09/2010
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intervista a...

FALSTAFF
maggio '10
 
Biografia dell'artista
Nato ad Ankara nel 1970, Fazil Say ha studiato pianoforte presso il conservatorio della sua città, dove si è diplomato in pianoforte e composizione nel 1987. A 17 anni, grazie a una borsa di studio, si è perfezionato con David Levine all'Istituto Robert Schumann di Düsseldorf, diplomandosi nel 1991 come “concertista solista”; l’anno successivo gli è stata assegnata la cattedra di pianoforte e musica da camera presso la Berlin Performing Art and Music Academy e nel 1994 ha vinto il Premio Young Concert Artists International Auditions di New York, riconoscimento che gli ha aperto immediatamente le porte della carriera internazionale.
All’attività di pianista, Fazil Say affianca quella di compositore: ha scritto oratori, concerti per pianoforte, musica da camera e opere orchestrali. Tra le opere principali, gli oratori Nazim e Requiem for Metin Altiok,quattro Concerti per pianoforte, “Albert Einstein” per orchestra commissionato dall’Orchestra di Zurigo. La città di Vienna gli ha commissionato un balletto per celebrare l’anniversario di Mozart: Patara è stato eseguito per la prima volta nel febbraio 2006.
Con i concerti tenuti in tutto il mondo e le straordinarie incisioni discografiche, Fazil Say, oggi pianista di chiara fama, si è guadagnato più di 20 premi internazionali. Suona regolarmente con la New York Philharmonic, la Israel Philharmonic Orchestra, la Baltimore Symphony, le Filarmoniche di San Pietroburgo e della BBC, l'Orchestre National de France e molte altre importanti compagini orchestrali. E' stato ospite dei Festival di Salisburgo, di Lucerna, di Verbier, di Montpellier, del Klavierfestival Ruhr, del Rheingau Music Festival, del Beethoven Festival Bonn, di Roque d’Anthéron, del Lincoln Center Festival New York. Ha dato récital in tutte le più importanti sale del mondo, tra le quali il Concertgebouw di Amsterdam, la Philharmonie di Berlino, la Suntory Hall di Tokyo, il Musikverein di Vienna, la Carnegie Hall e l’Avery Fisher Hall di New York, la Wigmore Hall di Londra, il Théâtre des Champs Elysées di Parigi. Ha suonato nel gala di chiusura del 70° Maggio Musicale Fiorentino, diretto da Zubin Mehta, davanti a più di venti mila spettatori. Nel 2007 è stato presidente della giuria per il Montreaux Jazz Festival; nel 2008 Fazil Say è stato scelto come “ambasciatore della cultura” dall’Unione Europea e mira a creare un ponte tra cultura orientale e occidentale.

Discografia dell'artista
NAÏVE - Cod. 5210 | Beethoven, Mozart, Haydn
Fazil Say


Intervista a: Fazil Say
Alberto Bosco, Sistema Musica (Febbraio 2007)

Fazil Say, pianista e compositore - di Alberto Bosco per gentile concessione di Sistema Musica
Fazil Say è a Istanbul, la città in cui ha scelto di stabilirsi con moglie e figlia dopo i tanti anni passati in Occidente. Rispetto ad Ankara, la sua città natale, Istanbul è certamente meno sofisticata, ma più calda e ricca di contrasti. In questa commistione Say si sente a casa sua, lui che è diventato famoso per aver unito tradizione europea, folclore turco e improvvisazioni jazz in uno stile personalissimo. Averlo trovato a casa, disponibile per un´intervista, è un´occasione da non lasciarsi sfuggire, vista la proverbiale riservatezza dei turchi e la sua agenda, così fitta di concerti da chiedersi come faccia a trovare anche il tempo per comporre. Ma Fazil è in Turchia anche perché ha appena partecipato a un omaggio per i cinquant´anni di carriera di Ahmet Say [nel 2007 - ndr], suo padre, scrittore e intellettuale, conosciuto nel suo paese per l´impegno e le posizioni socialiste. Proprio da qui è partita la nostra conversazione.

Fazil Say, che parte ha avuto suo padre nella scelta della sua carriera?
FAZIL SAY
È stato un grande padre, mi ha sostenuto e incoraggiato, sempre. Grazie alle sue amicizie con numerosi musicisti il mio talento è stato riconosciuto subito e coltivato di conseguenza. Deve sapere che mio padre, oltre a scrivere romanzi, ha scritto anche di musica a un livello specialistico, pubblicando enciclopedie e testi di musicologia.

Ecco, in Europa facciamo fatica a immaginarci la vita musicale in Turchia. Pensiamo che non ci sia tutto quell´apparato di istituzioni, critica e pubblico che dall´Ottocento si è formato da noi. Ci può descrivere com´è la situazione della musica classica nel suo paese?
SAY
Diciamo che solo l´uno per cento della gente in Turchia ascolta musica classica, il resto ha accesso solo alla musica pop o a quella del folclore locale, dove questo ancora esiste. È innanzi tutto un problema di ricchezza. La nostra economia non va bene e l´Europa non ci vuole; le cose non cambieranno così dal nulla. Per creare le condizioni per lo sviluppo di una cultura musicale, come quella classica in Europa, ci vogliono soldi. E questi, nel mio paese, non ci sono».

E come vive lei il suo ruolo di musicista?
SAY
Io cerco di rivolgermi a più gente possibile. I miei concerti nelle regioni orientali della penisola, zone dove non si sa nemmeno che cosa significhi "musica classica", sono stati rivelatori. Con l´approccio giusto si può coinvolgere un pubblico di non esperti. Io ho sempre riscontrato enorme interesse nella gente per le mie musiche come per quelle del repertorio.

Lei è uno dei più interessanti pianisti-compositori in circolazione ed è in grado come pochi altri di passare di registro in registro, sciogliendo le barriere che separano stili e culture musicali diverse. Crede che questo sia l´unico modo per far sopravvivere la musica del passato a cui noi teniamo ancora così tanto?
SAY
Non so. Quello che so è che a seconda delle occasioni e del pubblico davanti al quale mi devo esibire io devo cambiare. Devo adattarmi al tipo di situazione, perché si realizzi lo scopo di ogni concerto, cioè comunicare qualcosa a qualcuno. Per esempio, quando dovetti scrivere un grande Oratorio, eseguito tra l´altro anche nell´antico anfiteatro di Aspendo, sapevo che avrei dovuto rivolgermi a ottomila persone all´aperto e l´ho fatto con un linguaggio ben diverso da quello che avrei utilizzato nelle mie composizioni per il pubblico dei concerti jazz o classici: con una musica più immediata.

Sta parlando dell´Oratorio dedicato a Nazim Hikmet. Che significato ha avuto per lei scrivere un´opera ispirata a questo poeta così importante per la cultura turca del Novecento?
SAY
Hikmet è per me un riferimento. Il più grande poeta turco del secolo scorso e uno degli uomini più coraggiosi e integri, amante della vita e in grado di abbandonarsi alla gioia più disarmante. La sua vita fu però tragica: per le sue posizioni marxiste fu imprigionato più volte e passò circa diciassette anni in prigione, sulla base di accuse pretestuose. Anche una volta uscito di prigione (nel 1950 e solo grazie alle spinte di un comitato internazionale a cui presero parte personaggi come Picasso e Sartre), continuò tuttavia a essere perseguitato e a temere per la propria vita; tanto che morì in esilio nel 1963. Pensi che in Turchia, fino al 1965, era proibito stampare i suoi libri. L´Oratorio mi è stato commissionato dal Ministero della Cultura ed è stato eseguito per la prima volta nel 2001 ad Ankara, davanti al Presidente della Repubblica. Si è trasformato in un avvenimento, anche di grande significato politico.

A proposito di esilio, lei ha passato buona parte della vita fuori dalla Turchia. Che cosa ha significato per lei questa esperienza?
SAY
Il mio esilio era dovuto a ben altre ragioni rispetto a quelle di Hikmet! Ho studiato a Düsseldorf e poi a Berlino prima di trasferirmi a New York. In tutto ho passato quattordici anni a raccogliere gli stimoli più diversi e a completare la mia formazione. Era per me normale fare ritorno un giorno. Sono molto legato alla mia terra.

Nelle sue composizioni usa infatti spesso melodie tradizionali e il colore dei suoi pezzi ha, per l´orecchio eurocentrico, un che di esotico. Come risolve il problema di adattare un materiale popolare a degli strumenti e a delle forme musicali di una tradizione diversa, cioè quella classica?
SAY
Certo, molto della mia musica c´entra poco con il linguaggio delle avanguardie, quello della cosiddetta musica contemporanea. È difficile trasportare musica nata all´aria aperta o per occasioni diverse nel mondo artificiale e astratto del concerto classico. Il mio stile ha sicuramente un debito nei confronti di Stravinskij e dell´ultimo Bartók. Quanto poi agli influssi della musica turca, beh, quelli sono evidenti. In alcuni pezzi uso direttamente gli strumenti della tradizione, in altri cerco di imitarne il timbro o i tratti caratteristici utilizzando tecniche particolari sugli strumenti europei. Per esempio, in Black Earth imito il suono del saz, uno strumento a corde pizzicate, suonando il pianoforte con una mano sulla cordiera. Poi c´è anche il jazz, che permette fusioni più avventurose: anni fa, con il flautista ney Kudsi Erguner, facemmo furore suonando in quartetto nei festival jazz.

Adesso che parla di Erguner, uno dei più autorevoli eredi della tradizione musicale dei Sufi, vorrei chiederle quanto influisce questa tradizione spirituale nella sua musica, in cui c´è spesso un senso dionisiaco di pienezza che travalica gli argini.
SAY
Il flauto ney è lo strumento principale nelle danze mistiche dei dervisci rotanti. La musica di quest´ordine religioso fondato dal grande poeta Rumi è interessantissima, così come lo sono i loro testi poetici. A me piace molto, ma come mi piace del resto tutta la musica del folclore turco. Non posso dire che abbia un´influenza diretta, però.

L'intervista è stata pubblicata per gentile concessione di Ssitema Musica, febbraio 2007.


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